NEWS 02 OTTOBRE 2007
UE/POSTE: Accordo politico al consiglio sulla liberalizzazione dei servizi postali entro la fine del 2010 – Dilazione di due anni concessa a 11 Stati membri.
I ministri europei delle
telecomunicazioni hanno raggiunto un accordo politico in prima lettura
sulla proposta di direttiva mirante a completare il mercato dei servizi
postali, lunedì 1° ottobre, in occasione della riunione del Consiglio
Telecomunicazioni. Essi hanno quindi avallato il calendario definito dal
PE nel luglio scorso e ripreso nel compromesso della Presidenza
portoghese: - la liberalizzazione totale dei servizi postali sarà
effettiva entro il 2010 per tutti gli Stati membri; - alcuni paesi, se
lo richiederanno entro sei mesi dopo l’entrata in vigore della futura
direttiva, potranno ottenere una dilazione di due anni. Lunedì è stata
comunicata la lista dei paesi che potranno mantenere un monopolio
pubblico sui colli di peso inferiore ai 50 grammi fino alla fine del
2012: nove Stati che hanno aderito all’UE nel 2004 (Cipro, Ungheria,
Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e
Slovacchia), più la Grecia e il Lussemburgo. Come aveva suggerito il PE,
è stata introdotta una clausola di reciprocità nella futura legislazione
europea, per permettere agli Stati membri che avranno aperto il loro
mercato prima della fine del 2012, di rifiutarne l’accesso agli
operatori che dispongono di un monopolio in altri Stati membri tra il 1°
gennaio 2011 e il 31 dicembre 2012. È da notare che l’accordo politico
del Consiglio mantiene la portata del servizio postale universale (SPU)
quale esiste nella legislazione europea. È probabile che la direttiva
sarà adottata rapidamente già in seconda lettura, dato che il parere del
PE potrebbe essere formulato nella prossima primavera.
“Il Consiglio dei ministri ha approvato la liberalizzazione completa dei
servizi postali nell’Unione europea”, ha dichiarato Mario Lino, ministro
portoghese dei lavori pubblici, dei trasporti e delle comunicazioni. È
stato possibile ottenere “una maggioranza decisamente molto ampia” per
approvare questa decisione “storica”, ha aggiunto. Durante il dibattito,
il Lussemburgo ha fatto sapere comunque che si dissociava da questa
maggioranza “molto ampia”. Comunque, “i servizi postali saranno
completamente liberalizzati entro il 31 dicembre 2010, tranne in undici
Stati membri,che potranno, se vogliono, ottenere una deroga per un
periodo di due anni, ossia, sino al 31 dicembre 2012”, ha confermato il
Presidente in carica del Consiglio telecomunicazioni. E ha detto che la
lista degli undici Stati membri autorizzati a rinviare di due anni la
liberalizzazione completa del loro mercato postale è “chiusa” e non può
quindi essere modificata.
Il commissario europeo al mercato interno, Charlie McCreevy, ha parlato
di un “anno di intense discussioni”, che ha permesso di raggiungere
questo accordo politico al Consiglio. Il calendario sul quale gli Stati
membri si sono intesi non è certo quello che egli raccomandava nella sua
proposta inziale, ossia un’apertura definitiva dei mercati entro il
2009. Ma, secondo il commissario, “questo accordo con una data limite è
fondamentale per i servizi postali, per i clienti e per i lavoratori di
un settore economico molto importante”. Per questo motivo, “possiamo
solo rallegrarci” della decisione del Consiglio, ha ritenuto,
assicurando che la Commissione non persegue l’obiettivo della
“liberalizzazione come fine a se stesso”, ma come mezzo per stimolare la
concorrenza tra operatori e “far diminuire i prezzi per i consumatori”.
Posta celere. Il secondo elemento sul quale i ministri dovevano
pronunciarsi era la questione dell’inclusione o meno dei servizi postali
di posta celere nell’ambito del servizio postale universale. L’Italia,
sostenuta da sette o otto Stati membri, secondo il ministro italiano
Paolo Gentiloni, ha difeso una formulazione elastica che consenta ai
nuovi operatori nel mercato di non esimersi troppo facilmente dagli
obblighi derivanti dal servizio postale universale. Il compromesso
trovato elimina i riferimenti ai servizi di posta celere nel progetto di
direttiva e compensa questa abolizione con una dichiarazione specifica
della Commissione. Fondandosi sulla giurisprudenza della Corte di
giustizia europea, questa prevede che i servizi di posta celere
costituiscono “servizi specifici (…) essenzialmente diversi” dal SPU.
“Vediamo una possibile convergenza tra i servizi di posta celere e i
servizi del SPU”, ha dichiarato Gentiloni. La Germania, il Regno Unito,
la Svezia e la Commissione europea erano invece fermamente contrarie
alla richiesta dell’Italia.
A proposito delle difficoltà per gli operatori operanti in diversi Stati
membri e che sarebbero dovute all’esistenza di meccanismi diversi di
finanziamento del servizio postale e seconda dei paesi (esempio: appalti
pubblici, aiuti di stato, fondi di compensazione), Lino ha ritenuto che
i problemi siano stati risolti su questo punto, con l’aggiunta, da parte
dei Consiglio, di un allegato che stabilisce orientamenti sul calcolo
dei costi netti degli obblighi di servizio pubblico. “Spetterà agli
Stati membri decidere sul modo migliore di procedere”, ha osservato
McCreevy. Hervé Novelli, segretario di Stato francese incaricato delle
imprese e del commercio estero, si è dichiarato invece soddisfatto a
proposito del servizio postale universale, che la Francia vuole “ampio e
di buona qualità” e del suo finanziamento, le cui modalità sono state
precisate. “La Poste (francese) è un’impresa in ottima salute”, ha
aggiunto, convinto che questa impresa che ha investito “3,5 miliardi di
euro” per modernizzarsi, dimostrerà la “propria attitudine a muoversi in
un contesto concorrenziale”.
UE/GIUSTIZIA-INTERNI: Frattini conferma l’auspicio di bloccare la circolazione di pericolose informazioni sul web.
Il commissario alla sicurezza Frattini ha
raccomandato il 1° ottobre il blocco delle informazioni in Internet per
la produzione di bombe. Esamina la possibilità di rendere punibile l’uso
di internet a fini abusivi e la propone ai ministri dell’interno UE
riuniti a Lisbona al Consiglio informale Giustizia/Interni.
La Commissione deve presentare la proposta ai paesi UE a novembre nel
quadro delle misure di lotta al terrorismo. Frattini di recente espresse
l’idea di avviare uno studio con il settore privato sui mezzi
tecnologici per impedire alla gente di usare o cercare parole pericolose
come Bomba, uccidere, genocidio, terrorismo.
Pensa che la direttiva attuale sull’e-commerce del 2000 permette di
premunirsi contro i contenuti criminali di internet. Invece la direttiva
non ha chiari riferimenti per messaggi o istruzioni per produrre bombe e
insiste sul necessario aggiornamento della legislazione.
Vi è poi un emandamento alla decisione quadro di lotta al terrorismo del
2002 sarà proposta per inserire tale riferimento. Pereira, ministro
dell’internoportoghese il cui paese ha la Presidenza UE approva
l’iniziativa Frattini ritenendo che un ampio consenso per tale strumento
esista tra i 27.
Freden, ministro della giustizia del Lussemburgo ha espresso però dubbi
per misure che possono limitare la libertà. Pensa che sia meglio lottare
contro i terroristi che diffondono tali informazioni e non bloccare
alcuni siti. Frattini nella conferenza stampa ha detto che il fatto di
dare istruzioni per fabbricare una bomba non ha nulla a che vedere con
la libertà di espressione.
Nella discussione Amato, ministro italiano dell’interno, ha parlato
dell’utilità per l’UE di avere uno strumento per lottare contro la
cospirazione di organizzazioni non sempre riconosciute come terroriste
ma che possano fomentare attacchi. Frattini ha ripreso tale idea
affermando che vuol valutare il problema per sapere se la cospirazione
debba essere condannabile penalmente in tutti i paesi UE.
UE/GIUSTIZIA-INTERNI: La Commissione prevede per il febbraio 2008 una serie di misure intese a “migliorare” la sicurezza nell’UE.
Il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, ha annunciato, lunedì 1° ottobre, la sua intenzione di proporre, nel febbraio prossimo, una serie di iniziative che assumeranno la forma di una comunicazione, intese a “rafforzare la sicurezza dei confini esterni dell’UE, “grazie” alle nuove tecnologie. Questo insieme di misure comprenderà innanzitutto una valutazione del lavoro, ma anche delle lacune della recente Agenzia europea per i confini (Frontex), diventata operativa il 1° maggio 2005. La Commissione esaminerà anche la modalità per sviluppare maggiormente il sistema europeo di sorveglianza dei confini (Eurosur). Sarà proposta anche la creazione di un sistema di “entrata-uscita” dal territorio europeo, sul modello di quello che stanno istituendo gli Stati Uniti. Questo sistema permetterebbe in particolare di individuare le persone residenti nell’UE al di là del termine consentito (tre mesi per un cittadino di uno Stato terzo munito di un visto turistico). L’istituzione di un’ autorizzazione elettronica di viaggio (Electronic Travel Authorisation), attualmente applicata dall’Australia e presto richiesta anche negli Stati Uniti, farà parte delle potenziali “iniziative”, come il programma di registrazione dei viaggiatori che si serve di tecnologie quali la scansione dell’iride per “permettere ai viaggiatori di spostarsi più facilmente negli aeroporti”. Il “miglioramento” delle sinergie tra il Sistema d’informazione Schengen della seconda generazione (SIS II) e il sistema d’informazione sui visti (VIS) farà peraltro parte dei “suggerimenti”, come la proposta annunciata di permettere alle autorità di repressione di avere accesso alla banca dati dell’UE di impronte digitali delle persone che chiedono l’asilo e degli immigranti clandestini (Eurodac).
UE/POLITICA MARITTIMA: Adozione il 10 ottobre delle iniziative per creare una politica marittima UE integrata
La Commissione il 10 ottobre dovrà
adottare i documenti e piani di azione sulla creazione di una politica
marittima per l’UE. Le iniziative che compongono il pacchetto politica
marittima saranno esaminate a ottobre e novembre e avalleranno il piano
di azione per creare tale politica marittima integrata.
Dopo oltre un anno di consultazione con le parti, la Commissione pensa
che si debba attuare una politica marittima UE integrata che volti la
schiena all’approccio settoriale attuato fino ad ora. Tale approccio
comporta il coordinamento dei vari strumenti della vita marittima
dell’UE come ambiente, trasporto, pesca, industria, ricerca e frontiere.
La politica marittima comune deve avere una visione positiva del mare e
non avere un approccio solo settoriale. Per il Commissario agli affari
marittimi Borg, il miglioramento del coordinamento deve essere
orizzontale (tra i vari livelli settori) e verticale (tra i vari livelli
decisionali). La Commissione rispetta la sussidiarietà (azione UE solo
se vi è valore aggiunto rispetto a quanto attuato nei paesi membri) in
particolare per la lotta all’immigrazione illegale o allo sfruttamento
delle risorse non vive.
Nella comunicazione la Commissione presenta vari strumenti da sviluppare
per attuare la politica marittima integrata: rete UE di osservazione e
dati del mare; pianificazione dello spazio marittimo con gestione
integrata delle zone costiere (GZC) tenendo conto delle disposizioni
della direttiva strategica marina; promozione dei clusters marittimi per
agevolare le sinergie con i settori connessi; rete integrata di vari
sistemi di sorveglianza marittima (la Commissione rinuncia all’idea
sostenuta dal PE di proporre un corpo UE di guardacoste); cartografia
completa in 3D delle acque costiere UE.
UE/ ENERGIA: Andris Piebalgs vuole stimolare gli investimenti nella comunità dell’energia.
Esprimendosi ad Atene, venerdì 28 settembre, in occasione della prima conferenza sugli investimenti nella Comunità dell’energia, Andris Piebalgs ha incoraggiato gli investitori privati, le istituzioni finanziarie e le imprese operanti nel settore a coinvolgersi nei progetti di investimento nel settore dell’energia in Europa sud-orientale. Per convincerli, il commissario si è basato su tre fattori che, a suo avviso, possono incitare gli investitori ad acquisire attività nel settore dell’energia nella “Comunità dell’energia” (UE, Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia e Kosovo): - l’Europa sud-orientale è un mercato in rapida espansione, collegato strettamente al mercato comunitario. – sul piano geografico, è al crocevia delle rotte dell’energia; - il suo quadro regolamentare, modellato sulla legislazione comunitaria che disciplina il mercato interno dell’energia elettrica e del gas, offre condizioni stabili e propizie per gli investimenti. Deciso a stimolare gli investimenti in una zona che vive grandi carenze sul piano dell’energia, Piebalgs ha invitato peraltro il Consiglio ministeriale della Comunità dell’energia ad avallare, in occasione della prossima riunione sotto la Presidenza serba, il 18 dicembre, a Belgrado, una lista di progetti prioritari nel settore, che potranno ottenere un sostegno finanziario comunitario.
UE/ INDIA: Seconda sessione di negoziati su un accordo di libero scambio.
Non è previsto alcun decisivo progresso in occasione della seconda sessione di negoziati per un accordo bilaterale di libero scambio tra l’UE e l’India, dal 1° ottobre al ‘ novembre a Nuova Delhi. Negoziatori europei e indiani dovrebbero soltanto proseguire le discussioni preliminari a livello tecnico, avviate nel giungo scorso a Bruxelles. Il governo indiano, al quale è stato chiesto di reagire ai negoziati del ciclo di Doha, in particolare da quando gli Stati Uniti hanno deciso di accettare di negoziare sulla base del progetto di compromesso Falconer sugli scambi agricoli, dovrà, innanzitutto, chiarire la sua posizione a livello multilaterale sugli aspetti dei prodotti industriali e dei servizi. Tenuto conto dell’impegno dell’insieme dei membri dell’OMC di raggiungere un compromesso sull’agricoltura e i prodotti industriali prima della fine di ottobre, l’India non dovrebbe essere in grado di dedicarsi completamente ai negoziati bilaterali con i Ventisette prima del prossimo vertice UE/India, previsto per il 30 novembre prossimo.
PE/COMMERCIO: Visita di una delegazione del PE a Singapore e nel Vietnam per valutare le prospettive di un accordo di libero scambio UE/ASEAN.
Una delegazione di parlamentari europei diretta dalla prima vicepresidente della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo Corien Wortmann-Kool (PPE-DE, Paesi Bassi),sarà in visita a Singapore, poi nel Vietnam, dal 1° al 4 ottobre, per valutare le prospettive di un accordo bilaterale di libero scambio tra l’UE e l’Asean (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam). Ricordiamo che i negoziati avviati il 4 maggio scorso, rimangono perturbati dalle incertezze riguardo il formato definitivo dell’accordo per almeno due motivi: il carattere eterogeneo dello sviluppo economico di questi paesi e il difficile problema della Birmania/ Myanmar. Queste incertezze sono alimentate dalle vicende recenti in Birmania. Le modalità e le prospettive dell’accordo di libero scambio saranno oggetto delle discussioni tra la delegazione del PE e responsabili locali, esperti commerciali e rappresentanti di aziende del blocco asiatico. Le informazioni raccolte andranno ad alimentare la prossima relazione della britannica Glyn Ford (PSE) sulle relazioni economiche e commerciali UE/ASEAN. Gli onorevoli Wortmann- Kool saranno accompagnati da Ignaci Guardans Cambó (ALDE, Spagna), Peter Stastny (PPE-DE, Slovacchia), David Martin (PSE, Regno Unito), Daniel Caspary (PPE-DE, Germania), Christopher Fjellner (PPE-DE, Svezia), OLe Christensen (PSE, Danimarca), Eugenijus Maldeikis (UEN, Lituania) e Csaba Öry (PPE-DE, Ungheria).
UE/ECONOMIA: L’Europa non sarà passiva per gli squilibri monetari, afferma Almunia.
L’Europa non rimarrà passiva per le
conseguenze dell’eccesso di instabilità delle valute, ha detto Almunia
in un’intervista pubblicata nell’edizione del 28 settembre di Le Figaro.
Interrogato sulla capacità francese di arrivare ad un equilibrio di
bilancio nel 2010, il commissario non dubita della volontà francese di
avere positivi risultati e per ora esclude il ricorso a particolari
strumenti. Almunia ammette che la perdita di valore del dollaro è
preoccupante e afferma che le economie della zona euro non sono
responsabili della situazione dato che contrariamente agli USA e alla
Cina la bilancia delle transazioni correnti UE è in equilibrio. In tali
condizioni se noi europei dobbiamo pagare le conseguenze di tali
squilibri, non possono aspettarsi che rimaniamo passivi ha detto.
Ricorda di aver sentito gli Usa ripetere di non volere il dollaro debole
e se ammette che alcune esportazioni UE soffrono per l’euro forte,
afferma che il barile di petrolio costa meno di un anno fa e l’aumento
dell’euro è segno di fiducia degli investitori nell’economia UE.
Prendendo atto dell’obiettivo francese di arrivare all’equilibrio di
bilancio del 2010 rifiutando di esprimersi sul progetto di bilancio 2008
presentato dalla Francia questa settimana, Almunia pensa di non dover
dubitare della volontà del governo francese affermando che la
Commissione manterrà la sorveglianza per rispettare gli impegni francesi
in aprile. Ma se in futuro dovessimo fronteggiare una situazione data
utilizzeremmo la gamma delle misure previste nel trattato come
avvertimenti precoci o aprire una procedura di deficit eccessivo. Non
avró esitazioni.
Almunia poi si preoccupa dell’emergere di fondi sovrani controllati da
alcuni paesi. Dobbiamo esser prudenti dato che i fondi sono forti. Il
valore degli attivi già due volte superiore a quella degli Hedge Funds
potrebbe aumentare di 4 o 5 volte nei prossimi anni; dobbiamo evitare un
protezionismo ed esigere dai governi che controllano tali fondi più
trasparenza. Possiamo chiedere quali sono gli obiettivi in cui vogliono
investire e quanto vogliono investire. È un problema importante da
esaminare bene.
UE/CONCORRENZA: Il progetto di acquisizione di Actebis da parte di Arques viene autorizzato.
La Commissione il 28 settembre 200è autorizza il progetto di acquisizione del gruppo Actebis, operante nella vendita all’ingrosso di prodotti delle tecnologie di informazione da parte di Arques Industries AG (Germania). Arques è una holding tedesca e la Commissione ritiene che l’operazione non ostacoli in modo rilevante la concorrenza nello SEE. Per l’operazione Arques opera nella vendita all’ingrosso, rivendita e montaggio di prodotti della tecnologia dell’informazione e Actebis nel settore dell’ingrosso dei prodotti TI di vari paesi UE.
PE/UGUAGLIANZA: Il Parlamento chiede agli Stati membri di garantire l’uguaglianza professionale tra uomini e donne.
Adottando, giovedì 27 settembre, la
relazione di Piia-Noora Kauppi (PPE-DE, finlandese) sulle “Pari
opportunità tra uomini e donne 2007”, il Parlamento europeo chiede agli
Stati membri di: - proporre misure specifiche per lottare contro le
ineguaglianze legate all’interruzione della carriera, in particolare per
causa della maternità o di cure agli anziani; - ridurre gli effetti
negativi sulle carriere, i salari e i diritti alla pensione; - vegliare
che i salari e le pensioni siano identiche tra uomini e donne.
Le leggi esistono, la realtà spesso se ne allontana, e una vera
uguaglianza tra uomini e donne non è ancora realizzata, ha osservato
durante il dibattito il relatore, in particolare per quanto concerne il
salario o il lavoro temporaneo (che concerne il 32% delle donne e
soltanto il 7% degli uomini), nonostante le donne rappresentino la
maggior parte della forza di lavoro negli impieghi non manuali altamente
qualificati. Secondo Piia-Noora Kauppi, un reale progresso verso
l’uguaglianza sarebbe possibile se tutti gli Stati membri prendessero a
loro carico le spese delle indennità e dei congedi parentali, che sono
per il momento generalmente coperti dalle imprese. Nel mio paese, il 60%
dei ministri sono donne, ha ricordato il relatore, auspicando che sia di
esempio in questo campo.
La Commissione europea condivide le preoccupazioni della relatrice, ha
affermato Louis Michel, ricordando le azioni che ritiene prioritarie,
ossia l’indipendenza economica, un accesso uguale ai posti di direzione,
la conciliazione tra vita professionale e privata. Su questo punto la
Commissione ha avviato un’ampia consultazione con le parti sociali la
cui seconda fase è stata appena ultimata, e prenderà decisioni in base
alle proposte che le sono già state presentate. Louis Michel ritiene
possibile ricorrere a emendamenti della legislazione esistente per
garantire l’applicazione di queste misure. Ma “l’ostacolo più difficile
da superare” è, secondo il Commissario, la persistenza di stereotipi,
perché la loro eliminazione va oltre la legislazione e concerne la
mentalità e i comportamenti.
Le ineguaglianze nel mondo del lavoro esistono ovunque in Europa, e non
solo nel Sud, osserva l’italiana Amalia Batoli (PPE-DE) e la
socialdemocratica tedesca Lissy Gröner conferma i suoi termini: nel mio
paese il 26% delle donne sono meno pagate degli uomini, e sono il 50% in
media nell’Unione (la Svezia è il paese più sviluppato in questo campo
con solo il 10% di donne meno ben pagate). La povertà, aggiunge Ilda
Figueirido (GUE/NGL, portoghese) colpisce soprattutto le donne nel mondo
rurale. Eurostat dovrebbe rendere più visibili queste donne. La
Commissione esaminerà la legislazione esistente in questo settore, per
determinare se sia abbastanza efficace.
Sebbene la stragrande maggioranza degli eletti ha dichiarato che
l’Europa non deve privarsi della notevole forza di lavoro che
rappresenta la popolazione femminile, il britannico John Whittaker
(IND/DEM) ha ritenuto che quel che chiede il Parlamento sarà molto male
accettato dalle imprese, che finirebbero per assumere meno donne, per
evitare nuovi vincoli. Un’altra parlamentare ha dichiarato che l’Europa
si sta privando dei suoi “ valori femminili”, dando un senso di colpa
alle donne che intendono restare casalinghe.
Louis Michel ha precisato al termine del dibattito che la Commissione ha
spedito lettere, in aprile a 18 Stati membri che non traspongono
correttamente la legislazione: una decisone sull’invio eventuale di
parei motivati sarà presa a dicembre. La Commissione esaminerà inoltre
l’opportunità di modifiche legislative per porre fine alle differenze
salariali tra uomini e donne. Riguardo alla “flessicurezza”, ha
precisato che il suo fine è di offrire più possibilità a tutti nel
mercato del lavoro e non di creare insicurezza.
PE/UGUAGLIANZA: Il Parlamento chiede agli Stati membri di trasporre “il più presto possibile la direttiva sulla non discriminazione.
Il Parlamento europeo ha adottato; giovedì 27 settembre, con 500 voti per, 46 contro e 24 qstensioni, la relazione d’iniziativa di Karthalijne Buitenweg (Verdi/ALE, Paesi Bassi) sull’applicazione della direttiva “Uguaglianza di trattamento tra le persone senza distinzioni di razza o di origine etnica”. Il Parlamento osserva che devono essere compiuti ancora molti progressi affinché questa direttiva sia applicata in modo debito. Chiede agli Stati membri di comprenderla quanto prima nelle legislazioni nazionali. Questa direttiva è stata adottata nel giugno 2000 e doveva essere applicata prima del giugno 2003, ricorda il Parlamento, che chiede alla Commissione di verificarne l’applicazione corretta e di avviare, se necessario, procedure d’infrazione prima della fine del 2007. Il Parlamento vuole inoltre l’applicazione dei piani d’azione nazionali che permettono di lottare efficacemente contro qualsiasi forma di discriminazione.
EU/CULTURA: Gli europei affermano il loro attaccamento alla cultura e chiedono di fare di più per promuoverla.
Due terzi degli europei hanno
l’impressione di condividere elementi di una cultura collettiva, secondo
una nuova inchiesta dell’Eurobarometro pubblicata il 27 settembre. Sono
circa nove su dieci a ritenere che la cultura, gli scambi culturali e il
dialogo interculturale debbano avere un posto importante nell’UE.
L’inchiesta, realizzata la scorsa primavera presso 26.000 persone
provenienti da tutta Europa e negli ambienti più svariati, è stata
presentata durante il primo Forum europeo della cultura che ha riunito a
Lisbona, dal 26 al 28 settembre, le imprese, i responsabili politici e
della cultura, al fine di esaminare l’importanza della cultura.
Le principali conclusioni dell’indagine sono le seguenti: 1) la
stragrande maggioranza degli europei (89%) pensa che bisognerebbe
maggiormente promuovere la “cultura” a livello dell’UE; 2) l’88% dei
cittadini ritiene che gli scambi culturali sono importanti e chiedono
all’Unione europea di agevolare questi scambi per gli europei in modo da
incoraggiare il dialogo interculturale; 3) il 77% delle persone
interrogate considera la cultura molto importante nella loro vita; 4) il
76% ritiene che la diversità culturale dell’Europa sia la caratteristica
essenziale e che contribuisca ad accrescere l’influenza della cultura
europea; 5) il 67% pensa che, contrariamente ad altri continenti, i
paesi europei hanno vari aspetti culturali in comune; 6) il 58% ha una
visione positiva degli effetti della mondializzazione sulla cultura
europea e pensa che la prima insufflerà un nuovo impulso alla seconda ed
estenderà quindi l’influenza dell’Europa nel mondo; 7) l’istruzione e la
cultura sono ritenute importanti per favorire la comprensione tra
europei. In quest’ottica, il 56% delle persone interrogate dichiara che
l’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole aiuterebbe gli
europei a conoscersi meglio, e il 41% di loro ritiene che
l’intensificazione dei programmi di scambi destinati agli studenti e
agli insegnanti avrebbe lo stesso effetto.
Questi risultati confermano la dichiarazione politica generale
presentata recentemente sotto forma di una comunicazione relativa ad un
programma europeo della cultura nel quale gli Stati membri sono stati
incoraggiati a riconoscere l’importanza della cultura, dichiara
rallegrata la Commissione europea. L’indagine dell’Eurobarometro sui
valori culturali degli europei è disponibile al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/eac/index_en.html e
http://ec.europa.eu/culture/eac/sources_info/studies/eurobarometer_en.html